momaxblog (pensieri in libertà)

Ci siamo, me l’aspettavo: il burkini è arrivato sulle spiaggie della Romagna.
Ma non perché qualcuna l’ha indossato, no. Perché è diventato argomento di battute e grasse risate sotto l’ombrellone.

Non voglio qui attardarmi in considerazioni politico-religiose, ci si potrebbe stare ore a discutere. Solo un paio di riflessioni:
1- non vedo come una donna che indossa una tuta con cappuccio possa “spaventare i bambini”. E anche quando fossero spaventati, le mamme non avrebbero molta difficoltà – credo – a spiegare loro la motivazione
2- se una Pellegrini si presentasse in piscina con la sua tuta da campionessa e la cuffia, sarebbe invitata anche lei ad allontanarsi e a mettersi un costume “normale”?
3- e se fosse stata invece una suora che ha deciso di combattere con un bel bagno in piscina la calura estiva? Ci si sarebbe così scandalizzati?

Ecco, secondo TechCrunch le 10 parole da abolire dai comunicati stampa…
http://bit.ly/cjv9K

Ok, è arrivata l’estate e come tutti gli anni si fanno i buoni propositi. Già, io i buoni propositi li faccio tra fine luglio e i primi di settembre.

Tra questi, quello di coltivare la mia identità online. Oramai se non sei un duepuntozero sei guardato come roba passata, vecchiume del secolo scorso.

Ecco, io sono del secolo scorso, di quando  la TV era ancora solo in bianco e nero. Ma sono anche un technology and communication addicted, per passione e per lavoro. E restare 1.0 fa troppo radical/chic.

E ad un anno esatto dall’ultimo posto, via che si riprende!

Lo ammetto, ci ho pensato per un nano-secondo: passare davanti a un
negozio TIM e vedere quanta gente era in coda per comprare sto
benedetto i-Phone.

Ma il fugace pensiero s’è perso nella mente, davanti alla
prospettiva di tornarmene tranquillamente a casa. Di come siano andati
i primi minuti di vendita del melafonino, lo leggerò domani sul
giornale…

Ok, ho deciso, non farò come Eva, non cederò alla tentazione.
Niente mela per me… niente frutto proibito.

Intendiamoci, di Fuji ne divoro in quantità, mi sto riferendo all’iPhone per cui tutti sembrano impazziti.

Per carità: un bell’aggeggio, stiloso, pratico, funzionale, di design. E come tutti gli oggetti belli si paga, e caro. Tanto caro, un po’ troppo caro, soprattutto alla luce delle tariffe proposte dai gestori nazionali che, una volta di più, mostrano la propria miopia davanti alla possibilità di dare una scossa al mercato mobile italiano.

Ma tant’è. In Inghilterra pare che l’iPhone sia già andato esaurito; a Manhattan persone già fanno la fila davanti all’Apple Store per accaparrarsene uno.

Vedremo le stesse scene anche a Milano tra un paio di giorni?

Ebbene sì, da questo fine settimana Milano diventa un po’ più moderna: apre all’isola un negozio di generi di prima necessità – e fin qui niente di insolito – del tutto automatico e aperto 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Ok, siamo lontani dai vari SevenEleven o SafeWay americani, o anche solo dal Tesco inglese aperto tutti i giorni fino alle 23 ma finalmente un piccolo passo avanti per una città che si dice europea, ma nei fatti si dimostra sempre (troppo) provinciale.

Un approfondimento qui

E’ giunto il momento di fare un piccolo appello:

myspace: presente…
facebook: presente…
tumblr: presente…
twitter: presente…
beemood: presente…
wordpress: presente…
linkedIN: presente…
plaxo: presente…
xing: presente…
viadeo: presente…
youtube: presente…
picasa: presente…
spock: presente…

e sicuramente me ne sono dimenticato qualcuno per strada.

Forse è proprio il caso che pensi a qualcosa tipo friendfeed o yoono o flock, ma intanto mi sono iscritto anche su identi.ca, proprio per non farmi mancare niente 😉